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venerdì 1 maggio 2009

LA STORIA DELLA CESANELLA


Ringrazio il sig. Ennio Giuliani, per aver messo a disposizione della collettività il risultato della propria ricerca storica sul nostro quartiere.

Dall’assemblaggio delle informazioni avute, è nato questo primo articolo, che va integrato con foto dell’epoca qualitativamente decenti, e con altri dettagli, che alcuni forse ancora possiedono.

Pertanto, invito chi possiede del materiale a farlo pervenire al Comitato, precisando che l’interesse andrebbe focalizzato su quanto è esposto nella ricerca, e sugli altri fattori che formano la nostra memoria collettiva.

Per esempio: chi ha notizie storiche della mitica nave da turismo “Francesca Valeria”, della vita in spiaggia negli anni ‘50-‘60 e precedenti, e dei locali che all’epoca erano vivissimi e “vicini” a noi della periferia, come la Rotonda a Mare e il Covo Nord Est?

L’ufficio cultura del Comitato aspetta Vostri segni di vita, vissuta.

La memoria storica è un valore, contrariamente a quanto pensano i miei affini della famiglia dei Calce Struzzi, profeti del Cemento Armato, mentre stanno bloccando il respiro alla terra, gettata dopo gettata.

La memoria tramandata invece resterà nella rete e sarà l’unica a garantirci la sua vita imperitura.

Frammenti di memoria

In principio fu un canneto. Campagna odorosa, a tratti paludata e a tratti coltivata, con boschetti in roverella, nelle zone più lontane dalle poche case coloniche.

Una di queste, con 27 ettari di terreno, venne acquistata nel 1935 dai conti Augusti Vismara, che in seguito realizzarono altri annessi agricoli ed una fitta rete di canali di irrigazione, alimentata da pozzi che captavano l’acqua dolce di qualità che il subalveo del fiume offriva.

Così nacque un’Azienda agricola tra le più floride della zona.

Il conte Augusti gestiva fondi agricoli coltivati a mezzadria dalla fine dell’ottocento.

La famiglia mezzadrile che lavorava alle dipendenze del conte era quella del sig. Raffaele Spallacci.

La contessa Vismara dipinse su una delle pareti della propria abitazione il nome da lei scelto per identificarla: “LA CESANELLA”.

La scelta di quel nome è dovuta alla presenza, nelle vicinanze, della foce del fiume Cesano.

Dal 1960 iniziò a svilupparsi un caseggiato, attorno a quel podere così fecondo.

I nuovi abitanti provenivano dalle zone collinari e pianeggianti limitrofe, ed erano in prevalenza ex mezzadri o ex emigranti.

Costoro si appropriarono di quel bel nome, battezzando col nome CESANELLA il nuovo centro abitato.

L’espansione edilizia ebbe inizio partendo dal predio dei conti Augusti Vismara, collocato di fronte al Piazzale Michelangelo.

Il terreno coltivato si espandeva verso dove attualmente è insediato il Centro recuperi della Polizia di Stato, fino a ricomprenderlo.

La casa colonica insisteva di fronte al Piazzale.

L’espansione edilizia si sviluppò lungo il reticolo, ancora esistente, di strade parallele e perpendicolari alla Chiesa, edificata a fine anni 60.

Successivamente, l’espansione interessò i due lati della statale, l’attuale zona artigianale, i due lati della via Mattei, e da ultimo la zona a sud, fino a Villa Torlonia.

Narra la figlia Elena Vismara, che la mamma Augusta, scampata da un bombardamento durante l’ultima guerra, volle erigere vicino alla villa, in segno di devozione, una cappella ex voto sopra uno dei tanti pozzi dell’azienda agricola.

La villa ha ospitato la comunità religiosa “Camminiamo insieme” ed aveva un notevole valore storico.

Aveva un magnifico soffitto in legno le cui travi poggiavano su capitelli di pregevole fattura.

Le pareti affrescate con disegni geometrici e floreali.

I due settori della villa uniti da una torre centrale che rendeva il complesso armonioso e familiare.

La casa colonica metteva in simbiosi l’architettura rurale e quella borghese, come è dimostrato dalla facciata ad est, arricchita da un rosone tardo novecento.

Nella facciata si specchia un terrazzo in ringhiera di ferro battuto, il tutto innestato in un compendio rurale le cui origini si perdono nel passato remoto.

Dott. Calce Struzzo


domenica 26 aprile 2009

IN MEMORIA DI DON FRANCO PETTINARI


Durante l' ultima assemblea di venerdì us partecipata e vivace come le precedenti, abbiamo lanciato l' idea di intitolare a Don Franco il parco della Cesanella.
Il parroco che negli anni '60 - '70 diede vita morale e materiale al quartiere.
Con una statua che ricordi la memoria e il lavoro speso per la crescita di tutti noi.
Chi si ricorda quegli anni, ricorda un uomo buono, sempre a disposizione di tutti e pronto a far di tutto pur di aiutare i suoi parrocchiani.

Vogliamo sottolineare che Cesanella ha un' anima, una sua storia, una sua vita e come tale va salvaguardata.

Grazie al Dott.re Calce Struzzo pubblichiamo questo post.


I collage della memoria

L’identità del nostro Quartiere, una volta ricostruita pezzo per pezzo dai frammenti della memoria, sarà il valore fondante di un rinnovato desiderio collettivo di partecipare al cammino della nostra Comunità, per costruire insieme progetti di sviluppo, per chi verrà dopo di noi.
La Cesanella, come parrocchia e come Comunità, è stata costruita da don Franco Pettinari.
Il primo parroco della Comunità di San Giuseppe Lavoratore di Cesanella, assegnato alle funzioni il 20 aprile 1968 dal Vescovo Mons. Pardini, non fu solo un parroco.
Partecipò attivamente ai lavori di costruzione della Chiesa e delle sue pertinenze, facendo così fruttare le offerte, che non sarebbero bastate per appaltare tutti i lavori necessari.
Ero un bambino, ma ho vivo il suo ricordo, al lavoro sul sagrato della Chiesa, con la carriola ed altri attrezzi edili, ed il suo abito talare.
Il prete operaio ha imparato, per una questione di amore verso la Comunità neonata, a preparare la calce, a sistemare gli attrezzi, i mattoni e le macchine, come e meglio di un manovale, per costruire una Chiesa, non a parole.
Durante l’esecuzione dei lavori, viveva in una casa in affitto, celebrava le Messe nella chiesetta della zona artigianale Vismara, o in altre postazioni di fortuna.
Era vicino alle famiglie, e si è adoperato per costituire gruppi di riflessione e di partecipazione, e per accompagnare al catechismo, con la sua auto, tutti i bambini del quartiere.
Non chiedeva soldi nè offerte, ma cercava di stimolare la sensibilità all’aiuto reciproco. Nato a Monteporzio il 6 aprile 1924, è stato vice parroco a Castelleone di Suasa, ad Ostra e nella frazione del Vallone.
Ha lasciato un ricordo indelebile perché questa nostra Comunità è stata letteralmente costruita da lui. In silenzio.
Con la sua partecipazione attiva, onesta, responsabile e capace di ascoltare. Una lunga malattia alla fine lo separò dalla nostra Comunità, il 4 dicembre 1974 e molti non riuscirono ad assistere al funerale perché la Chiesa e l’area circostante erano piene di persone, venute da tutta la città di Senigallia.
Sette giorni prima della Sua morte, ha scritto un testamento spirituale, che è conservato nella memoria di chi lo ha conosciuto, e non solo negli archivi. Amava i bambini.

Nel suo testamento c’è “un breve saluto ai miei piccoli del Catechismo”.

Io sono stato uno di quei piccoli.
Questa è l'occasione per ricambiare quel saluto, e per lasciare questa piccola traccia, che resterà nel tempo, come è logico che sia, anche attraverso il nostro inadeguato tentativo di seguire il Suo esempio, con l’impegno silenzioso e con il proposito di mettere a disposizione della Comunità le nostre professionalità, le nostre arti ed i nostri mestieri.

Per crescere insieme, comunque la pensiate.


Dott. Calce Struzzo